Al supermercato si vende il cioccolato militare delle Forze Armate. E dietro c’è una storia vera

Nato per accompagnare i soldati in condizioni estreme, il cioccolato militare ha attraversato guerre e persino missioni spaziali. Oggi la sua storia sopravvive in una tavoletta autorizzata da Difesa Servizi che si trova anche al supermercato

L’involucro argentato e la carta color avana, i caratteri neri e nessuna concessione particolare all’estetica. Il packaging minimal lo fa risaltare in mezzo a tutti gli altri: «Cioccolato Militare. Fondente 70%». La scritta sul retro poi rende la faccenda più interessante: «Originale Forze Armate. Prodotto su autorizzazione di Difesa Servizi S.p.A.». Non una confezione inventata per attirare appassionati di militaria né una semplice trovata di marketing. Dietro il nome di questo prodotto disponibile al supermercato c’è davvero la Difesa italiana. E soprattutto c’è una storia: quella del rapporto tra eserciti e cioccolato, alimento che per buona parte del Novecento è stato contemporaneamente razione, riserva energetica e piccolo conforto da mettere nello zaino di un soldato.

Perché il cioccolato è l’alimento simbolo dei soldati

Uno dei cibi più importanti per l’esercito, perfetto sotto molti punti di vista: occupa poco spazio, si trasporta facilmente, non richiede posate, fuoco o acqua per essere consumato e concentra molte calorie in pochi grammi. Zuccheri e grassi forniscono energia; il cioccolato riesce poi, almeno per un secondo, ad alleggerire un po’ il peso della guerra.

Il suo legame con le truppe si perde nella notte dei tempi: una delle storie meglio documentate comincia negli Stati Uniti nel 1937, quando l’esercito americano si rivolse all’azienda Hershey per sviluppare una barretta destinata alle razioni d’emergenza. La richiesta aveva qualcosa di singolare: il cioccolato doveva essere nutriente, resistente e soprattutto poco invitante. Era pensato per le emergenze e non doveva diventare una tentazione.

Quando il cioccolato non doveva essere buono

Nacque così la Field Ration D, una massa compatta di cioccolato, zucchero, latte in polvere, grasso di cacao e farina d’avena. Dura, calorica e tutt’altro che seducente. Secondo la ricostruzione dell’U.S. Army Quartermaster Museum, durante la Seconda guerra mondiale la produzione raggiunse dimensioni enormi: nel solo 1942 l’esercito acquistò quasi 118 milioni di barrette. La storia ha qualcosa di paradossale: l’industria aveva preso uno degli alimenti associati più di ogni altro al piacere e aveva cercato deliberatamente di renderlo meno gradevole.

U.S. Army Center of Military History / Wikimedia Commons

Nel 1943 arrivò invece la Tropical Chocolate Bar, studiata per resistere alle alte temperature ma un po’ più gustosa. La sua storia sarebbe andata ben oltre i campi di battaglia: nel luglio del 1971 una Tropical Bar partì insieme agli astronauti dell’Apollo 15.

Il Cioccolato Militare nei supermercati italiani

La tavoletta che si trova oggi in commercio porta il riferimento alle Forze Armate ed è prodotta da Fonderia del Cacao, parte del gruppo Fabbriche Toscane, a Calenzano, in provincia di Firenze. È disponibile in diversi formati, fondente o al latte. La stessa azienda produce anche chicchi di caffè ricoperti al cioccolato venduti in lattina, ovetti fondenti o al latte. All’assaggio non ci ha del tutto convinto: è un normalissimo fondente da supermercato, poco persistente.

Anche in Italia il cioccolato è entrato fin da subito nelle razioni delle Forze Armate, grazie alle caratteristiche che lo avevano reso prezioso per gli eserciti di mezzo mondo: molte calorie concentrate in poco spazio, facilità di trasporto e conservazione. La sua produzione è stata legata per molto tempo allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, istituzione che ha realizzato anche prodotti alimentari destinati ai militari. L’utilizzo dei riferimenti alle Forze Armate oggi avviene su autorizzazione di Difesa Servizi S.p.A., società in house del Ministero della Difesa che, tra le altre attività, valorizza economicamente marchi e simboli della Difesa.

Quello che è nato come alimento funzionale, quindi, è diventato quindi anche un marchio. Un cibo militare pensato per resistere in condizioni estreme e che oggi, tra gli scaffali del supermercato, sopravvive soprattutto come ricordo.
di Michela Becchi

FONTE: Gambero Rosso

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